Un ricordo indelebile

Un ricordo indelebile
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Durante i mesi di gennaio e febbraio ci fermiamo a riflettere su alcune delle pagine più buie della storia dell’umanità: l’Olocausto, la cui memoria si celebra il 27 gennaio e le vittime delle foibe nel secondo dopoguerra, al cui ricordo è dedicata la giornata del 10 febbraio.

Pensare che sia stato provocato così tanto orrore è una verità con cui, ancora oggi, fa male confrontarsi soprattutto perché le cronache attuali ci dimostrano che l’uomo non impara dai sui sbagli anzi, li commette ancora e ancora.
Un mio familiare – più precisamente mio nonno – è stato nei campi di concentramento, prima in Germania e poi in Russia.

Lui non era ebreo, era infatti rumeno per metà e per l’altra tedesco ma venne arrestato lo stesso con l’accusa di tradire la propria patria, solo perché sorpreso ad aiutaree gli ebrei.

Raccontava spesso a mia madre, col cuore dilaniato, tutto ciò che accadeva dentro quell’inferno: lavorava il legno e costruiva i letti in cui dormire, oltre a numerosi strumenti per i nazisti.

Ebbe la fortuna di non trascorrere tanto tempo all’interno dei campi; riuscì infatti a scappare grazie alla sua astuzia, potendo così aiutare anche altre persone che avevano avuto il suo stesso triste destino. Addirittura, non arrivarono neanche a tatuargli il numero di riconoscimento anche se, quello che aveva vissuto, sarebbe stato un tatuaggio indelebile nella mente per tutta la vita.

Subito dopo essere scappato, riuscì ad arrivare in Romania per combattere in guerra e, una volta finita, passati un paio di anni, conobbe mia nonna e la sposò.
Attualmente in Romania, c’è un monumento che riporta il suo nome, proprio per ricordare la sua partecipazione e quella di milioni di altri uomini che persero la vita

Il monumento dedicato a mio nonno e altri sopravvissuti alla guerra.


Seppur con molte difficoltà, era solito raccontare storie a mia madre, piangendo, ricordando il dolore che aveva visto infliggere agli altri..donne, uomini e bambini; la sofferenza era talmente tanta che non riusciva neanche a mangiare certi alimenti, come ad esempio le patate, proprio perché gli ricordavano quelle poche volte in cui riuscivano a mangiare qualcosa di “sostanzioso”, anche se si trattava di bucce

Quando ricordava certe cose era sempre triste, piangeva, non voleva raccontare tutto nei dettagli.

Purtroppo oggi, sembra che stiamo facendo 100 passi indietro, invece di imparare dal nostro passato.

A questo punto mi chiedo: come può l’uomo ripetere tutto? E purtroppo la risposta a questa domanda ancora non c’è.

In foto: Alessandro Burghel, mio nonno.

Per ricollegarci a dei crimini commessi contro l’umanità, oggi 10 febbraio, si commemora il Giorno del Ricordo, per celebrare la memoria di tutte quelle vittime perite nelle Foibe.

Ancora oggi, molte persone non sanno cosa siano le Foibe. Nel 1943, dopo tre anni di guerra, le cose si erano messe male per l’Italia. Il regime fascista aveva decretato il fallimento. Ne eran seguiti lo scioglimento del Partito Fascista, la resa dell’8 settembre, lo sfaldamento delle nostre Forze Armate. Nei Balcani, e particolarmente in Croazia e Slovenia, le due regioni confinanti con l’Italia, il crollo dell’esercito italiano aveva coinvolto due capitali, Zalgabria (in Croazia) e Lubiana (in Slovenia).

Qui avevano avuto il sopravvento le forze politiche comuniste, guidate da Josip Broz Tito, la prima ondata di violenza esplose proprio dopo la firma dell’armistizio, l’8 settembre 1943: in Istria e in Dalmazia i partigiani jugoslavi di Tito si vendicarono dei fascisti italiani. Con il crollo del regime, i fascisti e tutti gli italiani non comunisti vennero considerati nemici del popolo, prima vennero torturati e poi getatti nelle foibe. Le uccisioni avvenivano in maniera molto crudele. I condannati venivano legati l’un l’altro con un lungo filo di ferro stetto ai polsi, e schierati sugli argini delle foibe. Si apriva il fuoco trapassando, a raffiche di mitra, non tutto il gruppo, ma soltanto i primi tre o quattro, i quali, precipitando nell’abisso, morti o gravemente feriti, trascinavano con sè gli altri, condannati a sopravvivere per giorni sui fondali delle voragini, sui cadaveri dei loro compagni, tra sofferenze immaginabili. Le vittime furono tantissime si stimano almeno 20 mila.

Di seguito proponiamo la testimonianza di un sopravvissuto Graziano Udovisi, che intervistato nel 1991, ha raccontato l’orrore vissuto nelle Foibe.

È importante ricordare!

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